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Immersioni

Tutti i siti di immersione sono raggiungibili in 10/20 minuti di navigazione, con profondità che vanno dai 0 ai 45 metri. Tutte le uscite avvengono lungo le coste di Lerici e nel Parco Regionale di Portovenere fino ai confini del Parco delle 5 Terre.

 

  • Prezzi

  • Cala Grande

  • Faro del Tino

  • Punta del Tino

  • Grotta del Tinetto

  • Secca del Tinetto

  • Secca di Dante

  • Punta Persico

  • Grotta Byron

  • Le Rosse

  • Secca del Grimaldo

  • Scoglio Ferale

  • Secca del Ferale

  • Relitto dell'Equa

La nostra offerta prevede 1 o 2 tuffi nell’arco del weekend o di due giornate infrasettimanali.

Prezzo comprensivo di alloggio e prima colazione +1 immersione: 95€ per persona
Prezzo comprensivo di alloggio e prima colazione +2 immersioni: 130€ per persona

Include: bombola zavorra e snack a bordo
Sono disponibili attrezzature a noleggio:
Muta 10 €
Gav 10 €
Octopus 10 €
Computer 10 €
Maschera 5 €
Pinne 5 €

Prof. max 22 metri.
Cala Grande si trova sul lato ovest della Palmaria.
Si ormeggia il gommone all’interno della cala dove il fondale è tendenzialmente pianeggiante, caratterizzato da massi e ciottoli ricoperti da un’elevata quantità di alghe tra le quali spicca sicuramente lo Sphaeroccoccuscoronupifolius. La profondità in questo punto è intorno ai 7/8 metri e va ad aumentare andando verso il mare aperto.
La parete degrada verso un fondale di sabbia a 22 metri circa. La morfologia è molto variegata con spaccature ed anfratti.
La peculiarità di questo punto d’immersione sta nella presenza di piccole grotte proprio nel punto più ridossato della baia. Le 2 grotticelle più belle sono praticamente una di fronte all’altra ma sono completamente diverse.
La prima ha l’ingresso intorno ai 4/5 metri: è un cunicolo buio che ha un fondale ciottoloso. Nei punti dove la luce è al minimo ci sono tantissimi gamberetti Palaemonserratus.
L’altra grotta, chiamata Grotta Vulcanica, ha un ampio ingresso anch’esso a 4/5 metri di profondità; è abbastanza ampia consentendo a più sub di entrare contemporaneamente. L’esplorazione inizia dalla volta semisommersa (visitabile anche in barca) mentre la parte sommersa conduce ad una prima breve stanza caratterizzata da un fondale a ciottoli dove è consigliabile sostare per ammirare le concrezioni che adornano le pareti. Proseguendo, il percorso non è mai completamente al buio e si risale fino ad un metro e mezzo dalla superficie, per poi trovarsi nuovamente in acqua libera nella baia.

Prof max 27 metri.
Si ormeggia il gommone alla boa del Parco di Portovenere, esattamente sotto al faro dell’isola.
Lo scenario fuori dall’acqua lascia senza fiato: la falesia di circa 80 metri scende a picco sul mare.
Questa verticalità continua anche sott’acqua dove la parete sprofonda su un fondale di limo a circa 27 metri.
A partire dalla zona di battente fino ai primi 5 metri, c’è la dominanza di popolamento algale, in particolare della specie Corallina sp.: un’alga biocostruttrice molto importante a livello ecosistemico sia per la produzione di carbonio e ossigeno e sia come specie pioniera.
Scendono le alghe lasciano spazio a spugne e cnidari. Numerosi sono anche gli idrozoi che sono casa e nutrimento per i nudibranchi. Sempre in questa zona è facile incontrare blennidi e altro piccolo pesce bentonico.
Dai venti metri si incontrano parecchi gorgoniacei.
Numerose sono le spaccature che rappresentano un rifugio sicuro per saraghi e pesce stanziale come le corvine.

Prof. max 28 metri.
Si ormeggia il gommone proprio di fronte al bunker militare.
La parete profonda verticalmente su un fondale di limo. Procedendo verso la punta, sotto i 20 metri si trovano colonie di Eunicellasingularis e Leptogorgia sarmentosa. Entrando nel canale che separa il Tino dalla Palmaria si passa sopra una distesa di ventagli di Paramuricea clavata ed Eunicella verrucosa. Uno scenario incredibile soprattutto quando c’è ottima visibilità.
Prendendo la strada del ritorno e salendo di quota, si incontrano banchi di saraghi e salpe, tane di gronghi e murene. Intorno ai 12-15 metri ci sono grandi panettoni di Pentaporafascialis e nuvole di castagnole.
Sopra ai 10 metri ci sono diverse zone con trottoir a idrozoi quindi è facile trovare nudibranchi di diverse specie.

Prof max 25 metri.
L’immersione inizia scendendo lungo la parete, che dopo uno scalino a 5 metri, sprofonda in un muro verticale.
Dopo qualche minuto di pinneggiata, si arriva all’ingresso della grotta davanti alla quale ci sono massi sparsi con spugne, qualche ventaglio di gorgonia e tane per cernie e saraghi.
La grotta è caratterizzata da un ingresso molto ampio che consente l’entrata a più subacquei. Continuando la penetrazione, si può ammirare l’enclave di ambiente profondo con spugne depigmentate, gamberi. Le pareti della grotta presentano molte spaccature che sono tane per murene e aragoste.
In alto a destra c’è una spaccatura che è la tana di un famiglia di corvine.
Sicuramente è molto suggestivo il camino in fondo alla grotta che la mette in comunicazione con una pozza superficiale visibile anche per chi sbarca sull’isola: si creano così giochi di luce molto particolari.
Uscendo dalla grotta, proprio sopra alla volta si possono osservare gli “occhi di luna”, due fori attraverso i quali si può uscire intorno ai 13 metri.
Usciti dalla grotta, l’immersione continua per arrivare alla famosa parete a Paramuricea clavata che arriva fino al lato esterno dell’isola caratterizzato invece dalla presenza di colonie di Leptogorgia sarmentosa e di Pentaporafascialis.
L’immersione si conclude facendo ritorno in direzione del gommone: a poca profondità è facile incontrare piccolo pesce bentonico e nudibranchi.

Prof max 27 metri.
Situata sul lato sud ovest dell’isola del Tinetto, la secca si presenta come uno scoglio affiorante che sprofonda in un muro verticale che va a degradare proseguendo verso sud.
La secca del Tinetto, cosiccome la grotta, è famosa per il suo coralligeno: la parete è caratterizzata da un popolamento a Paramuricea clavata (gorgonia rossa) che ha colonie più superficiali già a 15 metri.
Sfilando la parete si incontra anche Leptogorgia sarmentosa e, nella parte più profonda della secca, tantissimi ventagli di Eunicella verrucosa. Il sito si caratterizza anche per la presenza di Pentaporafascialis, briozoo che costruisce maestosi cuscini di un arancione intenso. Finiscono di comporre il quadro Parazoanthusaxinellae (margherite di mare) e spugne.
Essendo battuta spesso da corrente, è facile imbattersi in pesce di passo.

Prof max 27 metri.
La secca di Dante si trova nel canale tra Palmaria e Isola del Tino.
Lungo i fianchi rocciosi della secca si trova una notevole varietà di gorgonie oltre che per forma anche per colorazioni. Praticamente sono presenti tutti le specie del Mar Ligure.
Questo punto di immersione è famoso non solo per le colonie di Paramuricea clavata ma anche per quelle di Eunicella verrucosa che raggiungono dimensioni ragguardevoli. Di rilevanza anche gli enormi cuscini di Pentapora fascialis.
E’ facile imbattersi in pesce di passo visto che la secca affaccia sul mare aperto e crea una brusca variazione di batimetria.
Questo punto di immersione è praticabile soprattutto nei periodi di bassa stagione, quando il movimento causato dal diporto nautico è molto limitato, in quanto il sommo della secca si trova proprio al di sotto di rotte molto trafficate durante il mesi estivi.

Prof max 24 metri.
Punta Persico, conosciuta anche come Scoglio del ferro, è uno scoglio affiorante che degrada verso il mare aperto prima su un fondale di massi per poi finire sulla sabbia alla massima profondità.
L’immersione inizia facendosi sfilare sulla sinistra lo scoglio fino ad arrivare intorno ai 15 metri. Continuando in senso orario, è un susseguirsi di massoni tra le cui spaccature è facile incontrare torpedini, gronghi e murene.
Notevole anche la vita bentonica: numerosi sono i ventagli di Leptogorgia sarmentosa e le pugne colorate.
Rientrando verso il gommone è possibile visitare una piccola grotta con ingresso a 9 metri e uscita intorno ai 5 metri.
Consigliata anche per immersioni notturne.

Prof max 18 metri.
Uscendo dal canale di Portovenere dirigendosi verso Riomaggiore si incontra immediatamente una piccola cala, non a caso scelta da Lord Byron per i suoi momenti di meditazione.
Le sue alte pareti a picco sul mare dove dalle quali si affacciano da un lato l’antica guarnigione militare e dall’altro le mura della chiesa di S. Pietro ne fanno una baia molto particolare.
Si ancora sul lato destro della cala, su un fondale di roccia e sabbia di circa 5 mt. Arrivati sul fondo, si raggiunge e si segue la parete caratterizzata da numerosi anfratti che offrono riparo a moltissime specie di pesci ed invertebrati. E’ il regno degli Apogonimberbis (i re di triglie), dei cavallucci, dei nudibranchi e degli cnidari.
Una volta doppiata la punta del faraglione di roccia, la parete finisce sulla sabbia, dove è facile incontrare triglie, sogliole e rombi. Qui c’è la tana di Ugo, un grosso grongo che è il “custode” della baia. In questo tratto di parete si incontrano le spugne a canne d’organo (Axinella cannabina) e i primi rami di gorgonie (Leptogorgia sarmentosa).
Proseguendo si apre un’ampia rientranza nella quale grandi massi fanno da tana per gronghi, murene, aragoste e magnoselle. Immersione adatta a tutti; ideale per le notturne.

Prof max 22 metri.
Il nome di questo punto d’immersione deriva dal colore della parete rocciosa antistante. Il fondale degrada dagli 8/10 metri fino a 20/22 metri. Si tratta di una franata in cui si alternano patches di Posidonia oceanica e massi molto colorati.
E’ facile incontrare pesce di passo ma anche pesce bentonico che trova rifugio proprio nella Posidonia. Numerose le Pinne nobilis. In notturna è facile incontrare esemplari di Alicia mirabilis. Nella parte più profonda ci sono ventagli di Leptogorgia sarmentosa che vanno ad arricchire la già abbondante vita bentonica.

Prof max 22 metri.
La Secca del Grimaldo si trova a ridosso del Parco delle 5 Terre.
L’immersione viene effettuata intorno ad una secca affiorante e che sprofonda gradatamente fino ad arrivare su un fondale di sabbia alla profondità di circa 22 metri.
Sulla sabbia a ridosso della parete ci sono diversi esemplari di Cerianthus membranaceus.
Grazie alla morfologia del fondale è facile incontrare pesce di passo. Numerose le spaccature che rappresentano un rifugio sicuro per polpi, murene e aragoste. Molto belli i giochi di colore grazie alla presenza di spugne e margherite di mare.

Prof max 22 metri.
Il Ferale è uno scoglio a tronco di piramide a un centinaio di metri dalla Costa di Schiara ed all’omonimo paese aggrappato alla montagna, ed è facilmente riconoscibile per la croce sulla sua cima. Lo scoglio rappresenta uno dei pochi macigni rimasti lungo la costa di Tramonti. Gli altri, infatti, sono stati “spostati” dall’uomo per andare a costituire il baluardo difensivo del tracciato ferroviario delle Cinque Terre.
Solitamente si ormeggia il gommone su un fondale di 5-6 metri sul lato est dello scoglio. La morfologia del fondale nei primissimi metri rispecchia la parte aerea dello scoglio: ci sono tante spaccature verticali che corrono lungo la parete che degrada con delle piccole cigliate fino ad arrivare alla sabbia e a qualche piccola patch di Posidonia oceanica. Numerosi anche i massi ricoperti da bellissime spugne arancioni.
Dirigendosi verso il mare aperto si raggiunge la massima profondità: sul lato esterno dello scoglio sono numerosissimi i ventagli di Leptogorgia sarmentosa in tutte le sue varianti cromatiche.
E’ facile incontrare saraghi, dentici, salpe.
Non mancano gli avvistamenti di gronghi e murene che trovano rifugio nei numerosi anfratti così come i polpi.
Ottima immersione anche in notturna.

Prof max 23 metri.
La secca del Ferale si trova in prossimità dello Scoglio Ferale.
Il cappello della secca è a circa 18 metri di profondità. L’immersione si svolge girando intorno a 3 pinnacoli che finiscono su un fondale di limo a circa 23 metri di profondità.
Questo punto d’immersione è caratterizzato dalla presenza di enormi ventagli di Leptogorgia sarmentosa in tutte le sue varianti cromatiche: quindi “sorvolando” la secca si ha una spettacolare macchia di colore su un fondale sabbioso, grazie anche alla presenza di spugne incrostanti.
Facile incontrare aragoste, gronghi e murene grazie ai numerosi anfratti e spaccature.
Visto che la secca è abbastanza distaccata dalla costa è facile imbattersi in pesce di passo.

Prof max 34 metri.
L’Equa era un cacciasommergibili costruito nel 1929, di proprietà della Società Armatrice Partenopea di navigazione con sede a Napoli. Fu requisito dalla Regia Marina il 13 Maggio del 1940 ed affondò il 10 giugno 1944, a seguito di uno speronamento da parte di un’unità tedesca, a quasi due miglia da Punta Montenero.
Lungo circa 45 metri, il cacciasommergibili si trova adagiato in assetto di navigazione con orientamento est/ovest. La cima di discesa porta direttamente sul ponte superiore, ad una profondità di 34 mt nelle vicinanze dell’ingresso della sala comando, dove si può entrare facendo attenzione a non sollevare sedimento per poter meglio ammirare le aragoste che hanno trovato rifugio tra le lamiere. Da qui è possibile accedere ad un secondo ponte inferiore, dove sono presenti parecchi resti e detriti della nave.
All’esterno dello scafo ci troviamo ad una quota di 39 mt. Proseguendo verso prua lungo la murata di sinistra si trova la zona più interessante.Il primo incontro è con una mitragliera completa di torretta adagiata a sinistra della coperta, andando avanti sul ponte possiamo ammirare un cannone antiaereo perfettamente conservato davanti al quale si trova un bellissimo argano.
Girando attorno al cannone si prosegue verso poppa sul lato di dritta della nave, dove possiamo passare attraverso quello che un tempo era un corridoio che ci porta a centro nave, dove spezzoni di una grossa rete da peschereccio offrono protezione a una grande varietà di animali marini. Dietro il castello di prua vi è l’ingresso della sala macchine, penetrabile ma molto difficile. In questa zona dimorano alcune grosse aragoste per niente ritrose alla nostra presenza.
Continuando verso poppa, attraverso dei larghi finestroni, possiamo vedere quello che una volta erano i servizi igienici di bordo, fino ad arrivare a poppa estrema dove troviamo la zona operativa con ancora presenti cavi e attrezzature per la posa di bombe di profondità. La struttura della nave è ancora molto solida, considerando che si trova sul fondo da circa 60 anni, inoltre si possono ammirare ampie colonie di anemoni gioiello, aragoste, castagnole, spugne e ostriche.